L’intervista di oggi ci porta alla scoperta di Sara Donati e del suo bellissimo mondo fatto di disegni e illustrazioni simboliche.
Il tema della dualità e dei contrasti è il centro intorno al quale orbita tutto il lavoro di Sara, a partire delle diverse tecniche utilizzate nei disegni, che sono il risultato di un mix di accostamenti tra grafite, inchiostro, acquerelli e Photoshop.
Anche i soggetti raffigurati, come ragazze, piante e animali, rappresentano paradossi e metafore, e sono l’espressione delle due diverse anime che abitano l’artista. Scopriamole insieme!
Ciao Sara, o forse preferisci essere chiamata Sara Elan? Raccontaci un po’ in che modo questi due aspetti di te si esprimono nel tuo lavoro.
Ciao Candice, che bella domanda, amo molto parlare del dualismo che convive in me.
Partiamo dall’inizio: il nickname ‘Elan’ mi accompagna ormai da vent’anni, ero una ragazzina quando attingendo dalla filosofia di Henri Bergson l’ho scelto per firmare le mie prime opere battezzando ufficialmente il mio alter ego artistico.
Io da bambina ero molto timida, poi la timidezza è scomparsa, ma sono rimasta una persona piuttosto solitaria e riservata e col tempo ho iniziato ad associare alla parte di me che definivo ‘Elan’ tutto lo slancio creativo, l’intraprendenza del mettersi in gioco e il coraggio di espormi di più.
Ovviamente ci ricamo su, io sono una e sola, però se devo immaginarmi divisa in due allora Sara è il cuore e la morbidezza del sentimento mentre Elan è la testa e la determinazione della ragione.
Queste due personalità si esprimono entrambe nel mio lavoro, anzi è proprio dalla mescolanza delle due parti che nascono i miei disegni: il bianco e il nero, oppure il bianco/nero in contrapposizione coi colori, la delicatezza della grafite associata al tratto più deciso del fineliner, il limbo tra la realtà e la fantasia.. non esisterebbero tutti i disegni che ho fatto e che farò se io non fossi così.
Credo che in tutti noi convivano diversi temperamenti che emergono in base alle diverse situazioni in cui ci troviamo o alle decisioni che dobbiamo prendere, e c’è stato un periodo della mia vita in cui Sara ed Elan erano in forte contrapposizione.
Oggi hanno fato pace proprio grazie all’espressione artistica, si incontrano sul foglio e disegnano insieme, con la stessa mano, per questo il mio brand si chiama Saraelan.
Nel guardare i tuoi meravigliosi disegni si rimane stupiti dal fatto che non hai mai intrapreso studi artistici, com’è possibile?
Esatto, non ho mai frequentato scuole di arte o corsi di disegno. Credo abbia un po’ a che fare con ciò a cui siamo portati, credo che ognuno di noi abbia uno o più talenti innati in qualcosa.
C’è chi ha orecchio per la musica, chi sa cucinare, chi è abile in qualche attività fisica.. io ho sempre disegnato.
Non ho sempre disegnato così ovviamente, la pratica è essenziale e col tempo si migliora e ci si affina, però diciamo che sono stata portata per il disegno sin da piccola e anzi, il disegno è sempre stato il modo in cui mi esprimevo quando ero triste o confusa, oppure annoiata.
Quando è stato il momento di decidere a quale liceo iscrivermi ho scelto il linguistico: ricorderò sempre la domanda di mia mamma “sicura che non vuoi fare l’artistico?”.
No, non volevo farlo perché non avevo voglia che qualcuno mi insegnasse come disegnare, non perché pensassi di sapere già tutto figuriamoci, ma perché avevo paura che la teoria e le nozioni tecniche contaminassero quella spensieratezza nel disegnare che per me era così preziosa.
E così al bivio ho preso l’altra strada, quella del non-disegno.. però come dico io a volte le deviazioni servono per arrivare alla stessa meta, e con più consapevolezza!
Così oggi sono tornata al mio disegnare e lo faccio da autodidatta, in modo spensierato, e forse lo faccio come lo faccio proprio perché nessuno mi ha mai insegnato a farlo in modo diverso.
La scelta di tornare al tuo primo amore è stata netta oppure ci sono stati dei passaggi intermedi?
Entrambe le cose, nel senso che la decisione di interrompere la carriera nel settore degli eventi e provare a rendere il disegno un lavoro è stata praticamente un’illuminazione da un giorno all’altro, poi però tra il dire e il fare è passato di mezzo il mare, come si suol dire.
Quindi la scelta di passare all’illustrazione è stata netta, ma perché ciò potesse accadere ci sono stati moltissimi passaggi intermedi: pianificazione, tentativi, esperimenti, presa coscienza della propria personalità artistica, creazione del portfolio.. non ultimo un lungo periodo di risparmio prima delle dimissioni per potermi poi permettere la cosa più preziosa di tutte: il tempo di capire come trasformare un sogno sostenibile.
Parlaci meglio dei tuoi disegni: come nascono, quali soggetti preferisci e che messaggio portano?
I soggetti che preferisco in assoluto sono ragazze ed elementi botanici, e mi piacciono anche l’anatomia, gli animali, gli oggetti vintage e i corpi celesti.
Dipende un po’ anche da come mi sento io e cosa ha catturato la mia attenzione in quel periodo, nell’ultimo anno per esempio sono in piena sperimentazione creativa e sto disegnando moltissime farfalle!
La maggior parte dei miei disegni nascono spontanei nella mia immaginazione, magari vedo qualcosa che mi piace e viene immediatamente rielaborata sotto forma di illustrazione, è un processo mentale che io non comando, è automatico.
E poi resta lì finché non lo metto su carta e a volte passano anni e anni.. nella mia testa ho una lunghissima lista di idee e disegni da fare!
Per quanto riguarda il messaggio che portano, è una risposta complicata. Credo che l’arte visiva così come la musica, i libri, i film e qualunque altra cosa in grado di smuovere le emozioni quando ci si immedesima dipenda molto da chi siamo e che periodo della vita stiamo vivendo, al di là ovviamente dell’estetica e del gusto personale.
Il messaggio che un mio disegno può portare dipende anzitutto da chi lo guarda e da quello che ci vede lì dentro. Io di mio cerco di mettere sul foglio un frammento di poesia.
Cosa possono diventare i tuoi disegni?
Quando mio figlio mi ha chiesto di raccontargli che lavoro faccio io gli ho detto di guardarsi attorno, e dirmi tutti i disegni che vedeva.
Poi gli ho spiegato che quei disegni li ha fatti qualcuno che fa il mio stesso mestiere.
Di solito si pensa subito ad un’ illustrazione appesa in casa, a un albo illustrato o al logo di un brand, ma il mondo è pieno di illustrazioni e immagini grafiche, e i disegni possono diventare moltissime cose, hanno un ampio raggio di utilizzo.
Domanda di rito: quale consiglio ti sentiresti di dare ad un’artigiana che decide di intraprendere questo percorso lavorativo?
Anzitutto di avere ben chiaro fin da subito in cosa si vuole declinare i propri disegni, e di far confluire tutti gli sforzi su poche cose chiare e ben definite, c’è sempre tempo poi per diversificare.
E di non lasciare che i momenti no – che come in tutte le professioni ci saranno, ohhh se ci saranno – si mettano tra voi e la vostra meta.
E di non lasciare che i momenti no – che come in tutte le professioni ci saranno, ohhh se ci saranno – si mettano tra voi e la vostra meta.
Scheda Informativa
Nome: Sara Elan Donati
Attività: Saraelan Illustration
Cosa fa: Disegni e illustrazioni
Dove: Milano
Motto: ‘Nella vita bisogna usare tutte le matite della scatola’






























